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Focus | 22 Ottobre 2008
di Enzo Garofalo
“I beni ecclesiastici della nostra Diocesi troveranno la loro giusta valorizzazione (…) E' un progetto ambizioso ed entusiasmante che ha trovato il sostegno nell'intelligenza e nella volontà di un gruppo di persone che hanno scelto la strada dei beni artistici, e in particolare di quelli ecclesiastici, quale via per la valorizzazione, e se vogliamo anche per il “riscatto”, delle nostre zone del sub-Appennino Dauno.” Così aveva affermato Mons. Luigi Tommasone, responsabile dei Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Lucera-Troja in previsione della inaugurazione ufficiale in Capitanata del Distretto Culturale ‘Daunia Vetus’ che si è svolta lo scorso 18 ottobre presso l’Auditorium del Museo del Tesoro della Cattedrale di Troia (nella foto, il rosone). Tra gli altri, sono intervenuti al convegno, oltre al citato Mons. Tommasone, Giovanni Aquilino e Antonio Gelormini (direttore e responsabile delle relazioni esterne, comunicazione e marketing del Distretto), mons. Domenico Cornacchia, mons. Francesco Zerrillo rispettivamente vescovo e vescovo emerito, Domenico Lomelo e Massimo Ostillio, assessori regionali all'Istruzione e Beni Culturali e al Turismo e Industria alberghiera, l'on. Pietro Pepe, presidente del Consiglio Regionale Pugliese, Giuliano Volpe, rettore eletto dell'Università di Foggia, don Gaetano Coviello, delegato Regionale Cei per i Beni Culturali Ecclesiastici e Luigi Maruzzi, Responsabile Amministratore Erogazioni Fondazione Cariplo.
L’iniziativa della creazione di un distretto che raggruppasse vari comuni a ridosso del Gargano per rendere noto in maniera sistemica il loro patrimonio culturale e naturale e per diventare il primo nucleo di un circuito turistico locale (la ‘Daunia Vetus’ o Antica Daunia) che fosse funzionale ad un intelligente rilancio di questo lembo di Puglia, è partita dalla Diocesi ‘Lucera-Troja' ed è stata resa possibile dall'ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio) in attuazione del Progetto Sud. Nel corso del convegno, un video ha illustrato molte delle meraviglie artistiche e naturali di un territorio la cui cultura affonda le proprie origini nella notte dei tempi: dalla antica e leggendaria Daunia che diede approdo all'eroe greco Diomede, compagno di Ulisse, a quella della dominazione romana o dei pellegrini medievali di passaggio verso la Terrasanta con tappa obbligata a Monte S. Angelo. Ma anche la Daunia dei secoli successivi che hanno lasciato tracce importanti, di alto valore storico e artistico in chiese, episcopi, confraternite, palazzi, biblioteche, archivi. Senza tralasciare la bellezza del paesaggio, tra uliveti secolari e sterminate distese di grano e vigneti costellate di antiche masserie e casolari, la cui presenza caratterizza il territorio dei 10 comuni del distretto: Lucera, Troja, Biccari, Bovino, Faeto, Orsara di Puglia, Roseto Valfortore, Celenza Valfortore, Pietramontecorvino e Castelnuovo della Daunia.
L’idea del distretto è nata allorchè la campagna di inventariazione dei beni mobili di proprietà ecclesiastica, che è stata voluta dei Vescovi italiani ed ha visto impegnato per 3 anni l’Ufficio per i Beni Culturali della diocesi di Lucera-Troja, ha svelato alcune cifre sorprendenti: ad esempio, inventariando solo gli Enti ecclesiastici, senza contare i beni artistici delle rettorie, delle confraternite, dei Musei e degli episcopi, le schede prodotte, su 36 Enti, sono state ben 5880. Beni, quelli ecclesiastici, che parlano della devozione e della sensibilità di quanti, nobili o semplici cittadini, prelati o laici, hanno sentito il bisogno attraverso l’arte di lasciare la propria testimonianza di fede. Forte di questi primi risultati, la Diocesi attraverso il Progetto ‘Daunia Vetus’, ha così avviato una collaborazione con i comuni del Distretto, la Comunità Montana dei Monti Dauni Meridionali, la Comunità Montana dei Monti Dauni Settentrionali, la Provincia di Foggia e la Regione Puglia, per un programma di valorizzazione dello straordinario patrimonio artistico, storico, paesaggistico di questo territorio della Provincia di Foggia. Un primo importante risultato è rappresentato dall'allestimento del nuovo Museo del Tesoro della Cattedrale di Troia, ospitato nel cuore del centro storico, nei settecenteschi locali del Palazzo dell’ex Seminario Vescovile, tra la splendida Cattedrale romanica ed il vanvitelliano Palazzo Episcopio. Il museo comprende ricche sezioni di argenti, bronzi dorati, avori, paramenti sacri, volumi, pergamene e - vera rarità - tre Exultet (rotoli pergamenacei con testi sacri) dell’ XI – XI secolo. Questo museo è un’importante tappa che prelude alla realizzazione di “una rete” di Musei che interesseranno buona parte del territorio della Diocesi.
Scopo nobile del Distretto è di riuscire, nell’ambito di un territorio che, oltre i beni ecclesiastici e le collezioni museali, ha già censito più di diecimila beni culturali sparsi ovunque, a porre in relazione tutte le realtà in esso operative: da quelle amministrative a quelle produttive, associative, commerciali, finanziarie, assistenziali. Un gioco di squadra che, superando qualsiasi particolarismo e utilizzando le molteplici risorse umane disponibili, faccia interagire soggetti pubblici e privati nel comune intento di rendere fruttuoso quel patrimonio artistico e paesaggistico che può essere linfa viva delle locali comunità, sia presenti che future.
Dal convegno di Troja, al quale hanno presenziato numerosi esponenti del mondo della della cultura, della Chiesa, della politica, dell'economia e della ricerca, oltre all’illustrazione del progetto nella sua globalità (presentata anche una ‘Guida al Distretto Culturale Daunia Vetus'), è emersa la proposta - avanzata alle autorità presenti - di sostenere l’inclusione dell’antico Santuario di Monte S. Angelo e dello splendido rosone della Cattedrale di Troia nel Patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco, quali elementi di punta, insieme alla tomba di Padre Pio a S. Giovanni Rotondo, del territorio di Capitanata, e di promuovere un’azione concreta per riportare a Troia i preziosi codici manoscritti del “Fondo Cavalieri" (IX – XV sec. / dal nome del Vescovo, Mons. Emilio Giacomo Cavalieri, che li aveva fatti restaurare e rilegare a fine ‘600), oggi conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli e di straordinaria importanza filologica e testuale.
Non rimane dunque che augurarsi che alla felice ressa di idee emerse dal convegno ed ai primi significativi risultati operativi faccia seguito una concreta azione a tutti i livelli di competenza per consentire che un progetto di grande valore ideale e culturale, volto com’è ad accrescere la consapevolezza delle ricchezze del territorio dauno, possa avere anche un significativo impatto sull’economia e sull’occupazione locali.
garofalo@aliamedia.it
Nelle immagini in basso: i loghi del Distretto Culturale 'Daunia Vetus'
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