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Focus | 05 Giugno 2008
di Enzo Garofalo
Diventato ormai un fotografo ricercatissimo (i suoi scatti sono apparsi su Photo, Foto Hits, Duclerck, Photographer, People Magazine, C-Heads, Max, ecc.), le sue immagini di nudo sono considerate a livello internazionale tra le più ‘incandescenti’ e ‘glamour’ oggi in circolazione. Ma al di là dell’alto tasso di sensualità i suoi nudi rivelano una loro peculiare valenza artistica, non solo perché riescono a superare una rappresentazione freddamente oggettiva del corpo femminile comunicando sensazioni ed emozioni, ma anche perché oltre ed estrinsecarne l’alto potenziale erotico ne colgono l’armonia delle linee con grande senso della composizione, del colore e dei chiaroscuri. Parliamo delle immagini del fotografo Paul Banner, pugliese a dispetto del nome (d’arte), ma ormai in progressiva ascesa in Italia e all’estero.
Le sue foto vogliono essere “un tributo alla bellezza del corpo femminile”, che vi appare come fonte privilegiata di sensualità, qualità che come affermava lo scrittore francese Jean Giono, “sempre contiene in sé una sorta di allegrezza cosmica”. Ed infatti le figure femminili di Banner, trasmettono un senso di erotismo positivamente intrigante, a volte misterioso ma mai morboso o perverso, anche quando, come talvolta accade, giocano a provocare o ad assumere pose teatralmente ‘drammatiche’.
Paul Banner si può dire sia riuscito nei suoi scatti a conseguire due risultati importanti per un fotografo di nudi: innanzitutto realizzare immagini in grado di comunicare erotismo anche quando, tra luci ed ombre, in parte soffusamente alludono più che esplicitamente mostrare (e spesso mostrano tanto…), centrando così l’elemento intorno al quale l’erotismo principalmente ruota: l’immaginazione. In secondo luogo i suoi nudi riescono ad essere sempre intensamente sexy senza scivolare nella volgarità. Le donne di Banner infatti, lungi dall’apparire quale strumento passivo di piacere, appaiono consapevoli del potere seduttivo della propria femminilità, divertendosi ad utilizzare la loro apparente vulnerabilità come mezzo per affascinare.
La grande padronanza del mezzo fotografico e la capacità di giocare con le forme e con la luce, ha consentito inoltre a Paul Banner di rendere erotici persino oggetti inanimati come ad es. dei frutti o altri alimenti, traducendo in immagini raffinate e suggestive la proverbiale associazione tra cibo e sesso.
Ma cerchiamo di conoscere Paul Banner più da vicino e di capire meglio come nascono le sue opere. A tale scopo lo abbiamo raggiunto nel luogo in cui vive e lavora, per una breve intervista.
Paul Banner, prima di parlare del suo lavoro, potrebbe innanzitutto dirci qualcosa in più di lei? Sappiamo che in realtà è pugliese e che il suo è un nome d’arte: posso chiederle di presentarsi ai nostri lettori con la sua identità anagrafica?
Certo. Il mio nome reale è Vito Tota. Sono laureato in Sociologia. Vivo e lavoro a San Severo, in provincia di Foggia, come art director in un’agenzia di pubblicità (hgvadvertising.it). Il nome Paul Banner nasce non per scelta, ma per caso. Inviai ad un concorso in rete alcune immagini di panorami con il mio vero nome. Non essendo possibile partecipare a più generi fotografici e volendo però inviare anche dei nudi, pensai di farlo attraverso un nome inventato al momento. Da allora Paul Banner ha iniziato una propria vita, indipendente dalla mia volontà. Contattato da editori, modelle, fotografi, giornalisti. Insomma il mio alter ego prendeva il sopravvento. Ovviamente, continuo a coltivare non solo la passione per il nudo artistico ma anche quella per altri generi fotografici visionabili sul sito vitotota.com.
Ci racconta come nasce la sua esperienza di fotografo?
Ho iniziato a diciassette anni, fotografando una ragazza. Aveva un corpo stupendo. E’ stato naturale pensare di fotografarla. Solo successivamente ho acquistato la prima reflex e la passione per la fotografia non mi ha più abbandonato.
Lei si occupa di nudo femminile artistico: converrà che oggi il nudo femminile è abbastanza inflazionato se pensiamo all’uso che ormai da anni ne fanno gli stessi settimanali e mensili per illustrare le copertine, spesso anche prescindendo dai contenuti reali dei testi, oppure alle decine di calendari... Qual’è stata l’idea chiave che le ha fatto pensare di poterlo ‘reinventare’ ?
E’ vero, oggi si vedono nudi femminili ovunque. Lavorando in pubblicità, mi rendo conto che anche in questo settore, spesso, la carenza di idee porta ad utilizzare come “soluzione” il nudo femminile o le allusioni sessuali. Tutto ciò ha senz’altro inflazionato il nudo, ma ha portato allo stesso tempo ad apprezzare maggiormente quelle forme di arte che sanno enfatizzarlo e non banalizzarlo. Non c’è stata in me un’idea volta a reinventare il nudo. Ho sempre realizzato le mie immagini esclusivamente per soddisfare un mio gusto estetico, una mia poetica che evidentemente coincide con quella di molti altri che non si accontentano di vedere “semplicemente” un corpo nudo.
Qual’è stato il percorso che dalla Puglia l’ha fatta balzare agli onori della stampa internazionale? E’ stato difficile?
Non è stato affatto difficile. Ho semplicemente pubblicato le mie foto in internet. Non ho fatto altro. Non ho mai dovuto “spingere” le mie foto per farle apprezzare. Al contrario, mi limito a realizzarle e loro “spingono” me.
Qual è secondo lei la linea di confine tra nudo d’arte, anche abbastanza esplicito, e pornografia?
Non è misurando i centimetri in più o in meno che si mostrano di un corpo la distinzione tra nudo d’arte e pornografia. La pornografia “oggettivizza” la sessualità. Ci si focalizza sui genitali in modo anatomico. L’erotismo salva la soggettività, il sentire della persona, le sue emozioni. Anche una situazione “estrema” può essere rappresentata in modo artistico e non pornografico. L’erotismo mette in gioco il desiderio, è uno spazio di libertà, è un’arte sottile che coinvolge l’istinto e tutti i sensi, e anche l’intelligenza e la cultura.
Come si pone rispetto alle modelle delle foto per ottenere i risultati che desidera?
Quando una modella mi contatta chiedendomi di essere fotografata, lo fa perché desidera essere “interpretata” con il mio stile. La complicità durante un servizio fotografico è indispensabile. La ragazza deve sentirsi a proprio agio per poter tirar fuori il meglio di se, la sua parte più vera e immedesimarsi nella situazione che intendo rappresentare.
In alcuni suoi scatti lei è riuscito a rappresentare in modo erotico anche il cibo, dei frutti in particolare...
Quelli ai quali lei si riferisce sono alcuni miei esercizi creativi. Volevo dimostrare che bisogna saper guardare in modo creativo ciò che ci circonda e che con la giusta inquadratura e la giusta luce, anche una pera o delle uova possono diventare sensuali ed erotiche...
Nel suo lavoro ci sono fotografi del passato ai quali si ispira o che comunque stima in particolare?
Ci sono molti fotografi del passato che ammiro, ma non penso di ispirarmi a nessuno di loro. La mia è una ricerca del tutto personale.
Nel momento concreto dello scatto, qual è l’elemento centrale che muove la sua ispirazione? In altri termini, cosa la attrae principalmente?
Certo l’ispirazione può partire anche da un particolare anatomico, ma più in generale, sono attratto dalla grazia dei movimenti, dalla bellezza delle forme, dal poter cogliere l’attimo, dal poter far percepire il vissuto emotivo.
In molti suoi lavori assumono un ruolo primario i contrasti tra luci e ombre, al punto tale che qualche giornalista ha chiamato in causa la pittura di Caravaggio. C’è un reale influsso di altre forme d’arte sulle sue scelte estetiche?
Penso che ognuno di noi, se pur inconsapevolmente sia influenzato da ciò che ci circonda, da ciò che nel tempo si osserva, si ammira. Di Caravaggio in effetti, mi è sempre piaciuto l’uso della luce che diventa protagonista di ogni sua opera. La sua luce penetra gli ambienti avvolti da profonde zone d’ombra, esalta la tensione dei movimenti, rivelando i sentimenti delle figure umane.
Quali tecniche fotografiche utilizza?
Da qualche anno sono passato definitivamente al digitale. Precedentemente scattavo solo con diapositive, controllando personalmente le fasi successive allo scatto, altrettanto importanti. Uso sia la luce flash che continua e mi piace sperimentare fonti di luce tra le più svariate.
Interviene in qualche modo sulle foto in fase di postproduzione?
Con il digitale, usare il computer equivale all’utilizzo della camera oscura con l’analogico. Direi quasi che è indispensabile per poter ottimizzare i vari parametri.
Ha dei luoghi privilegiati per i suoi scatti a parte il suo studio?
Non ho uno studio. Preferisco scattare in location che scelgo di volta in volta in base alla modella o all’idea da realizzare.
Fotograferebbe una donna che non fosse fisicamente perfetta come una modella? In fondo non crede che potrebbe essere intrigante esplorare le potenzialità erotiche di una donna, tra virgolette, ‘normale’...?
Credo possa essere molto interessante, ma deve nascere in me tale desiderio in modo naturale. Non posso impormelo. Attualmente sono orientato alla ricerca della “perfezione” di un corpo, perfezione ovviamente riferita ai miei canoni estetici.
Se potesse scegliere una donna conosciuta (non una modella) da fotografare, chi sceglierebbe?
Non ci ho mai pensato, ma forse una donna impegnata politicamente, sarebbe molto interessante da interpretare...
Progetti importanti per il suo futuro professionale e artistico?
Tra qualche mese sarà in vendita un mio libro fotografico realizzato da una casa editrice francese e sto valutando varie proposte di esposizione presso gallerie d’arte anche all’estero.
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Nella foto in alto e nella fotogallery in fondo pagina (Courtesy of Paul Banner ©): 1 - 23) antologia di nudi di Paul Banner; 24) Pear and water; 25) Two pears; 26) Straw and two eggs; 26) Two pears; 27) Shell; 28) Ritratto di Paul Banner
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