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Art | 04 Febbraio 2010
di Vito Amodio
Senza imbarazzo ma con profondo rispetto abbiamo puntato l'occhio della nostra macchina fotografica verso le immagini di Achille Mauri e ci siamo emozionati. Va da sé che risulta sempre fastidioso riprodurre fotografie in mostra mantenendo la visione del visitatore, ma dovevamo farlo per invogliare alla visita, tralasciando l'efficacia del mezzo il quale coincideva con quello ritratto.
Achille Mauri era un bravo e attento fotografo che seppe alternare abilmente il lavoro di vedutista con quello di reporter. La mostra, voluta dalla Pinacoteca Provinciale di Bari e organizzata in collaborazione con Alinari 24 ORE, è il giusto tributo ad un artista della storia della fotografia italiana. Essa è la prima importante occasione offerta al grande pubblico, come a quello degli studiosi e degli appassionati di fotografia, per far conoscere un purtroppo ancora poco conosciuto rappresentante dell'arte fotografica delle origini, la cui attività si svolse prevalentemente a Napoli, con sporadici viaggi in Puglia, in Italia e all'estero.
L'esposizione, quasi tutta in originale, raccoglie un'ampia selezione di immagini provenienti dalla vasta campagna fotografica eseguita per conto di alcune società tra cui la Strade Ferrate Meridionali, che tra il 1867 e il 1873 gestivano la costruzione delle infrastrutture ferroviarie. Oltre alla sezione relativa al mondo ferroviario, necessaria rilevanza è data dal lavoro del fotografo rivolto alla vita quotidiana, dove la città di Napoli si mostra nella sua potenza espressiva, raccolta anche intorno al Vesuvio fino al devastante terremoto di Casamicciola del 1883.
Già le immagini su "commissione" sono eleganti e narrative. Quella ritraente il ponte sul fiume Miscano, oltre a mostrare operai al lavoro sulla struttura ferroviaria contiene un uomo a cavallo sul letto del fiume che non solo giustifica il punto di visione, ricomposto dalle piante selvatiche affioranti dalla secca, ma determina uno spazio temporale e animato che sdoppia il contenuto narrativo dell'immagine. Quella sul fiume Asinello risulta affascinane per scelta del puntamento e della luce diurna necessari per comporre un fotogramma dell' "abbandono" di grande suggestione metafisica. A Napoli, i banchi di frutta risultano immersi dalla natura da cui provengono, senza uomini, assolati e con il Vesuvio in minacciosa e lenta attività. Il terremoto di Casamicciola è ripreso dal basso, quasi a rafforzare già la ricostruzione, proprio perché gli elementi raggiungono nel fotogramma la stessa altezza: un muro divelto e ancora in piedi e un albero. 'Due vicoli a Santa Lucia' è un capolavoro: l'inquadratura ne ingloba di nuove, come la moderna tecnica dello splitscreen, il taglio tra i vicoli, i balconi, i muri, la strada, i passanti. Il grande muro bianco fa risaltare la bara nera condotta da incappucciati in bianco pronti a salire i gradini di un vicolo napoletano. Immersi in uno spaziotempo altro, una metafisica appena ridotta dall'assenza di qualsiasi elemento riconoscibile all'uomo, sono un viale di Pompei e il Colosseo a Roma.
Achille Mauri era un fotografo colto. Dall'Ottocento ci rammenta con sguardo attento quanto è necessaria la conoscenza e la semplicità per entrare nella storia della fotografia e nella fotografia che "resta" lungo la vita quotidiana di ognuno di noi.
La mostra è aperta fino al 28 febbraio presso la Pinacoteca provinciale di Bari (Catalogo in vendita a Euro 40,00).
Foto (in alto e in fondo pagina) di Vito Amodio
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